
In concomitanza del centenario della grande guerra 1915-1918 il comune di Petritoli, oggi in provincia di Fermo nelle Marche , ha esposto in bacheca questa foto per ricordare i suoi concittadini caduti in guerra.
Mio nonno è iscritto nella lapide : nato nel 1889 primogenito di 4 figli .
"Gli avvenimenti dell'ottobre 1917, che condussero l'Esercito italiano a ripiegare da oltre Isonzo fin dietro il Piave, presentarono i caratteri di una sconfitta militare :10.000 morti, 30.000 feriti, 293.000 prigionieri e 350.000 sbandati, successivamente recuperati nella maggior parte, fanno ascendere a circa 700.000 uomini la diminuzione di effettivi subita dall'esercito italiano dal 20 ottobre al 20 novembre. Andarono perduti inoltre 3.152 pezzi d'artiglieria, 1.732 bombarde, 3.000 mitragliatrici, 73.000 quadrupedi, 1.600 autocarri, 115 ospedali da campo.
Dopo i fatti del Monte Nero e Caporetto..
possiamo concludere che i nostri giovani nonni vennero mandati al fronte impreparati: eranoo agricoltori , artigiani, braccianti manovali, fabbri , spalatori e picconatori di rocce con il 40% di alfabetizzazione ( i miei nonni sapevano leggere e scrivere ) comunque già capifamiglia con prole in tenerissima età.
possiamo concludere che i nostri giovani nonni vennero mandati al fronte impreparati: eranoo agricoltori , artigiani, braccianti manovali, fabbri , spalatori e picconatori di rocce con il 40% di alfabetizzazione ( i miei nonni sapevano leggere e scrivere ) comunque già capifamiglia con prole in tenerissima età.
Impreparati all'uso delle armi , ma costretti a combattere anche l'inverno metereologico in montagna riscaldati dai muli utilizzati per trasportare artiglieria pesante sul fronte estremo .
Prima del combattere all'arma bianca , si doveva occupare territorio in questo caso montano disagiato , aprire varchi e trincee oltre a scavare rifugi nella roccia :ossia fare fronte occupare e andare avanti o al contrario se a primeggiare era la fazione opposta.
E indiscutibile il senso del dovere che li animava e sosteneva e con qualche preoccupazione , rispondevano alla chiamata dello stato italiano che li spediva al fronte bellico .
Sicuramente la maggior parte di loro avrebbero preferito restare nelle loro case con le loro famiglie a lavorare nei campi e nelle loro officine .
Forse non amavano andare in guerra e comunque speravano nel ritorno comunque da vincitori o vinti .. ma anche al contrario .. non tornare nelle proprie famiglie ,alla vita e al lavoro .
Mio nonno Umberto è andato per non fare ritorno.
https://7reggimentoalpini.blogspot.com/2014/12/allinterno-del-grande-parco-cimitero.html
Anche mio padre , classe 1915 orfano di guerra dall'età di due anni .. dopo il servizio militare di leva fu richiamato per andare al fronte .. in Africa settentrionale nel secondo conflitto del 1940-41.
Militare nel 1935 combattente e prigioniero in Sud Africa , tra guerra e prigionia è tornato a casa nel 1947.
Mio padre muore nel 1989. Per le invalidità contratte durante la guerra e prigionia riconosciute e documentate ,chiede il trattamento pensionistico
Nell'anno 2003 gli viene negato.
( vedi la storia dal Link sottostante)⇓⇓⇓⇓⇓⇓⇓
Dalle lettere dal fronte di mio nonno
(aggiornamento in corso)

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